artigli — Vincenzo Montisano
Una notte di quarant’anni fa, mi bussò alla porta un mammifero adulto, pelliccia corta, dentiera smerigliata, unghie virate al colore della carne al sangue. «Il cannibalismo» disse sulla soglia, «è una forma di superiorità espressiva imparentata col genio». Poi, pretese di penetrarmi in casa.
Avevo già incrociato simili esemplari, in passato. Il mio caporeparto, per esempio, specie nei giorni dispari, esibiva un paio di baffetti neri simili ai suoi – seppi che al funerale i figli glieli rasarono come acconto sull’eredità; e mia madre, persino: se c’era da difendere il perimetro famigliare per via di una minaccia esterna, lei correva in camera da letto e indossava la stessa pancera che il mammifero, nella furia di quella notte, lasciò per terra tra gli armadi capovolti, le librerie squadernate, i divani sfondati, gli schermi rotti. Quel raptus fece riemergere cose dimenticate, nascoste in casa mia.
Raccolsi un paio di autoreggenti, le annusai: «C’è dell’annientamento negli esseri che ho praticato». Il mammifero si passò la lingua sul labbro superiore. I baffi, spinti verso l’alto, si assieparono attorno al naso, butterato di punti neri. Con occhi da donna navigata, mi disse: «Vuoi prendere il mio seno? Puoi mangiarlo, se vuoi».
«Non ho fame». Con un cenno, il mammifero mi intimò di passargli le calze. Infilandoci i suoi piedi equini dentro, mi domandò: «Tua moglie li aveva belli come i miei, quando è morta?». Poi si alzò – i glutei pallidi come isolotti in un mare di peluria lucida – e, dopo aver scavato una fossa al centro del salotto, ci piantò dentro un seme.
Col tempo, la pianta mise radici nere in tutta la disumana crudeltà di questa casa. I neri rami diedero centinaia di fiori neri, tra i quali, però, uno soltanto prosperò e si ingigantì,
nutrendosi a tradimento, divenendo sempre più nero, sterminando tutti gli altri.
Sono quarant’anni che attendiamo che il fiore nero si schiuda. È evidente ormai che il suo bocciolo rimarrà sigillato come da un nero bitume. Preparo il coltello. Il mammifero recide la testa del fiore nero. Mangia il cranio di mia moglie. Muore ancora, l’anarchia.
Vincenzo Montisano, calabrese classe 1988, con il romanzo Inaugura stanotte il secolo del bene è stato finalista al Premio Neri Pozza e ha pubblicato nel 2024 Logica degli incendi (industria & letteratura). Fa parte dei collettivi di scrittori Nucleo Kubla Khan e La Masnada. Ha scritto su varie riviste online tra cui: L’Equivoco, Pangea, Atomi – Oblique, L’Appeso e micorrize.

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